giovedì 16 febbraio 2012

Ogni tanto ci vuole

Vaffanculo al mio mal di stomaco perenne.
Vaffanculo al mio mal di pancia perenne.
Vaffanculo alla mia pigrizia.
Vaffanculo all'insonnia.
Vaffanculo alla mia Facoltà, ai corsi che si sovrappongono continuamente o che terminano alle sette di sera.
Vaffanculo a chi mi chiede quando mai mi laureerò (quando cazzo potrò, ok? Prova tu a laurearti in tempo con mille problemi fisici e psicologici ed una Facoltà che è la disorganizzazione in persona!!!).
Vaffanculo a questo paese di merda.
Vaffanculo a Berlusconi, a Monti e ai parlamentari.
Vaffanculo al Milan.
Vaffanculo a chi ti illude dicendoti che la vita è bella. No, cazzo: la vita è dura e fa schifo.
Vaffanculo a chi, in tutti questi anni, mi ha sorriso per poi voltarmi le spalle.
Vaffanculo ai ragazzini delle medie che mi prendevano per il culo.
Vaffanculo all'anoressia.
Vaffanculo al cibo.
Vaffanculo a tutti i medici incompetenti.
Vaffanculo ai medicinali.
Vaffanculo a chi parla, parla, parla e non agisce.
Vaffanculo a chi non fa niente per cambiare le cose.
Vaffanculo ai bigotti ed ai perbenisti.
Vaffanculo a chi pensa che i giovani non debbano avere un lavoro fisso.
Vaffanculo al lavoro.
Vaffanculo alla magrezza.
Vaffanculo a chi è sempre di fretta.
Vaffanculo a chi non fa mai un cazzo.
Vaffanculo a chi sa solo dire "Mi dispiace".
Vaffanculo a chi giudica senza conoscere.
Vaffanculo alla superficialità.
Vaffanculo al 99% degli esseri umani.
E vaffanculo anche a me stessa.

lunedì 13 febbraio 2012

Ho abbandonato il blog, in effetti. Ho un esame tra una settimana. Argh! Tornerò presto a parlare delle mie disgrazie.

domenica 29 gennaio 2012

Changin' for ourselves

Sì, esatto. Cambiare per noi stessi. Cioè, per sé stessi. Per me stessa. Perché sono dannatamente sola. Sono diventata egoista perché costretta. E non da me, ma dagli altri. Forse è anche colpa mia, lo ammetto. Ma comincio a credere sempre di più che determinate persone siano destinate alla sofferenza (a differenza di tante altre, perennemente col sorriso sulle labbra ed innamorate della vita). Evidentemente, Dio ha voluto che restassi sola fino ai diciassette anni per poi farmi affacciare timidamente al balcone che dà sulla vita ed infine lasciarmi qui. Abbandonata a me stessa, coi miei pensieri e la mia dieta da seguire. No, non è che ho amici che non mi capiscono: non ho proprio amici. Nemmeno uno, in realtà. Però vivo ugualmente perché a farmi compagnia sono appunto i miei pensieri. Penso, penso e ripenso... Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo? Vorrei proprio vedere cosa direbbero gli ottimisti se provassero almeno la metà di quello che ho provato e che provo io. Forse imparerebbero a mettere da parte quel sorriso a trentadue denti che sfoggiano ogni volta che li saluti. Eppure, mi piace chi sorride. Non riesco proprio a stare con chi è come me: proverei troppa empatia nei suoi confronti e finirei per soffrire ancora di più. Buffo, eh? Non riesco mai ad accontentarmi. Sì, forse è questo perenne senso di insoddisfazione che mi distrugge pian piano. Studio troppo poco. Leggo troppo poco. Cammino troppo poco. Mangio troppo poco. Non sono mai perfetta. Ecco. Non sono mai perfetta.

mercoledì 25 gennaio 2012

Voglia di muovere il sedere, saltami addosso!

Giorni un po' così. Giorni del cavolo. Risparmierò i vari perché (nuovi dolori allo stomaco, depressione, voglia di studiare sotto i tacchi). Dovrei darmi da fare. Cambiare una volta per tutte, come mi ha detto ieri la nutrizionista. Sì, visto che il medico di famiglia, la psicologa, la psichiatra e la dietologa non hanno risolto i problemi che da anni mi attanagliano (problemi descritti nel post precedente), mi sono nuovamente rimboccata le maniche e sono andata a raccontare la mia storia alimentare ad un medico per la trecentoventisettesima (o giù di lì)
volta. Cose da fare? Andare da un gastroenterologo che - a detta della dottoressa - dovrebbe (lo spero per lui) fare miracoli, prendere nuovi medicinali (come se quelli che già prendo non fossero abbastanza, ma al momento - forse - è meglio così), seguire uno stile alimentare studiato apposta per me (e qui devo dire che la tipa si è trovata abbastanza in difficoltà, visti i miei gusti non proprio facili, l'intolleranza al lattosio, l'osteoporosi e la cattiva digestione), fare movimento, evitare di piantarmi sul divano dopo i pasti o al PC durante la notte (ehm... mi sa che sto già trasgredendo le regole!!), camminare tanto e (tadan!) iscrivermi ad un corso in palestra. Sììì, come no! A parte che nel mio paesino del cavolo la palestra (a quanto ne so) non è questo granché (credo sia riservata solo alle scuole lì vicine al mattino e a chi gioca a basket e a calcio al pomeriggio); a parte che, pur avendo la patente, non so guidare (ne consegue che spostarmi in una palestra del centro, magari in serata, sarebbe per me impossibile); a parte che per sei mesi all'anno (da ottobre a dicembre e da marzo a giugno) ho i corsi universitari a Firenze (città che dista 30 km dal mio adorato paesino e nella quale arrivo dopo almeno un'ora e mezza/due ore di viaggio in autobus) anche dalle nove del mattino alle sette di sera; a parte che non avrei nemmeno uno straccio di amico con cui andare e quindi sarei sola; a parte tutto questo... Sono di un pigro che nemmeno vi immaginate. Lo dicevo, io, che dimostro sessant'anni! Faccio due passi e già mi sento le ossa doloranti e le ginocchia piegarsi. Perché non mi muovo mai, direte voi. Sì, perché non mi muovo mai! Ma se non lo faccio è perché mangio davvero poco (non per mia volontà) e non ho le forze necessarie nemmeno per alzare un braccio... Figuriamoci per seguire un corso di yoga o di step! Mah... Vorrei tanto dare una svolta a questa mia vita, ma è come se fossi rinchiusa in una gabbia d'oro priva di vista sul mondo. Ah, devo fare anche una gastroscopia e le analisi per l'intolleranza al glutine (essere celiaca ed intollerante al lattosio sarebbe il colmo... Proprio da tragicommedia, per intendersi).
Ora, però, la smetto di scrivere (visto che mi è venuto anche il mal di testa... Ci mancava soltanto quello!). Good night...

sabato 21 gennaio 2012

E poi, ad un tratto, finisci per non poterne più

Mah, io non so più che pensare. Vivo in un paese che fa a dir poco schifo (scusate il francesismo, ma ogni tanto è giusto essere chiari) e vorrei tanto andarmene. Sì, ok. Ma da dove comincio? Ho ventitré anni, non ho mai lavorato in vita mia, devo ancora terminare l'università e ogni esame universitario mi sembra sempre più difficile ed impossibile da affrontare. Tra l'altro, sono lentissima a studiare e a memorizzare concetti (mi chiedo come facciano certi studenti ad imparare il contenuto di cinquanta pagine in un giorno; io, se riesco a studiarne quindici - di pagine - son già soddisfatta e stanca). Ma questo è un altro discorso. E a proposito di stanchezza: ripeto, ho ventitré anni, ma è come se ne avessi sessanta. Non esiste giorno in cui non abbia dolori che mi impediscono di vivere (e non sto affatto esagerando: non augurerei nemmeno al mio peggior nemico i miei mal di stomaco o le mie coliche che mi impediscono di stare sdraiata o di avere pensieri in testa che vanno al di là della sofferenza). E qui vorrei aprire un'ulteriore parentesi, ossia quella riguardante l'incompetenza del 90% dei medici. Otto anni di un mal di stomaco che mi ha portata all'anoressia e apparentemente (!!) senza causa fisica: "Ma cosa vuoi che sia! Il mal di stomaco è nella tua testa". E quindi: psicologi, psichiatri, psicofarmaci a go-go, migliaia di euro buttati al vento. Già, buttati al vento: sono intollerante al lattosio, e l'ho scoperto soltanto pochi giorni fa, dopo l'ennesima capatina dal medico di famiglia che, quasi scocciato per le mie lamentele, mi ha fatto una richiesta per un breath test ed una gastroscopia. E non finisce qui! La razza peggiore è quella delle dietiste: "Devi aumentare le dosi di cibo; mangia tanto formaggio, settanta grammi di pane e cento di pasta al giorno". Stigrancazzi (perdonate il secondo francesismo)! Facile dire "mangia!" ad una persona che dopo un biscotto si sente già piena (e lo credo, visto che i biscotti contengono il latte in polvere ed il burro, che per una persona intollerante al lattosio come me equivalgono al veleno). Ed insomma, tanti anni di eruttazioni, nausea, gonfiore, stitichezza per un'intolleranza di cui né il mio medico né la mia dietista sanno niente o quasi (ma dove vi siete laureati?). E non vivo in un paesino sperduto della Sicilia (lungi da me avere qualcosa contro gli abitanti del Sud Italia), ma vicino a Firenze, nel cui ospedale principale lavora anche la mia tanto amata dietista. Ok, detto questo torno al mio discorso iniziale: vorrei tanto fuggire da questo paese, ma non ne ho la possibilità per mancanza di soldi, di salute ed anche di fiducia in me stessa. Già, come diamine può una persona che si vergogna anche a chiedere un etto di pane dal fornaio o a fare una chiamata andare via di casa e cercare un lavoro ed una casa all'estero? Ok, studio Lingue, ma questo non significa che sappia veramente parlare correttamente il francese, l'inglese (lingua che tra l'altro non sopporto), il portoghese ed il tedesco. Anzi! Purtroppo, l'università italiana è fatta soltanto di libri e di teoria e, secondo la maggior parte dei "professoroni" universitari, è meglio impararsi a pappagallo la storia della retorica antica o i nomi delle figure retoriche - cose interessanti, per carità, ma poco utili da un punto di vista lavorativo - piuttosto che saper ragionare. RAGIONARE, ecco. Attività sconosciuta alla maggior parte degli italiani. Ora capisco perché le cose vanno a rotoli...

mercoledì 18 gennaio 2012

Perché questo blog?

Questo blog nasce da nottate insonni trascorse in bilico tra libri, dispense universitarie e pensieri vari. Ebbene sì, purtroppo sono una studentessa universitaria ipocondriaca ed in crisi che ha pensato di raccontare la sua vita (se così può essere chiamata questa sorta di esistenza) sul web. Amo il cinema, la letteratura e - udite udite - l'F.C. Internazionale. Ah, il titolo del blog - per chi non lo sapesse - fa riferimento ad una canzone dei Marlene Kuntz che mi sono ritrovata ad ascoltare proprio in questi giorni. Chi mi credo d'essere? Una fallita, molto probabilmente. Una fallita con una manciata di sogni riposti in un cassetto che apro soltanto a notte fonda. Aspirante scrittrice? Un tempo, forse. Al momento, mi accontento semplicemente di mettere la punteggiatura al punto giusto.